Alla scoperta dei DevAllies - Andressa Lombardo, Head of Design
Autore
Andressa Lombardo


La Storyteller · Fa magie · Da 6-12 mesi in DevAlly
Chi è Andressa e di cosa si occupa in DevAlly?
Sono Andressa, Head of Design di DevAlly, dove guido tutte le attività di design per il prodotto e il marketing. Sono entrata a gennaio, dopo essere stata Design System lead in Miro, con alle spalle 16 anni di esperienza nel design. L’accessibilità digitale mi ha sempre appassionata, quindi DevAlly è esattamente il tipo di posto in cui volevo essere. Capita di rado di poter fare un lavoro così significativo.
Al di fuori di DevAlly co-organizzo una conferenza chiamata Into Design Systems e conduco eventi in presenza e online in tutta Europa sul design guidato dall’IA.
«L’accessibilità non è un limite al buon design. È buon design.»
Com’è una giornata tipo di Andressa in DevAlly?
Una giornata tipo può essere completamente diversa da una settimana all’altra, ed è questo il bello di lavorare in una startup, soprattutto in questa nuova era del design con l’IA. Lavoro a stretto contatto con l’engineering e con il marketing, quindi non c’è un giorno uguale all’altro.
Un paio di settimane fa guidavo la ricerca con gli utenti, moderavo test di usabilità e mettevo alla prova le strutture fondamentali e i modelli mentali di tutto il nostro prodotto. Un altro giorno potrei lavorare con Bruno (il nostro Head of Product) sulla direzione futura del prodotto, oppure con Aisling (Head of Marketing) sul linguaggio visivo di una prossima campagna di marketing. Passo molto tempo a lavorare nei dettagli, a prototipare con Claude Code e a preparare le idee per il rilascio… e a un certo punto un ingegnere mi ricorda gentilmente che sono una designer.
Slancio e ritmo contano, ma contano anche la riflessione e la ponderazione.
Quale problema risolve DevAlly, secondo le parole di Andressa?
Sono stata dall’altra parte: in grandi aziende, in piccole realtà e, ai tempi dell’agenzia, lavorando su siti governativi. L’accessibilità è l’obiettivo, ma dimostrare di averlo davvero raggiunto è il punto in cui le cose si complicano.
In un prodotto grande e ricco di funzionalità, ogni team è responsabile di una parte diversa e testare ogni flusso è faticoso. Poi, una volta testato, bisogna comunque dimostrarlo. Mettere insieme i rapporti di conformità sull’accessibilità e coordinare tutti questi elementi per dimostrare di rispettare normative come l’European Accessibility Act (si apre in una nuova scheda) è un’impresa notevole. DevAlly alleggerisce molto questo carico.
Di cosa va più fiera Andressa tra le cose create qui?
Per me è importante lavorare a un prodotto e a una missione in cui credo davvero. L’accessibilità è stata spesso trattata come un ripensamento: una casella da spuntare, qualcosa di rigido. DevAlly esiste per renderla più raggiungibile, e il brand lo riflette. È dirompente, è giocoso, non somiglia a nient’altro nel settore.
Il nostro brand è stato creato dal bravissimo Jack Collins, ma per un po’ il prodotto non ne rifletteva granché i colori e la personalità. Negli ultimi mesi li ho portati all’interno del prodotto, e la parte che ho amato di più è stata sviluppare i pittogrammi che usiamo in tutta l’app e in tutto il nostro marketing. Sono ispirati alle icone originali del Mac di Susan Kare (si apre in una nuova scheda), rielaborate per essere autenticamente DevAlly.
La maggior parte dei prodotti per l’accessibilità è blu e un po’ seriosa. Anche la nostra è una missione seria, ma non c’è motivo per non divertirci mentre la portiamo avanti. Ne sono davvero orgogliosa.
Opinione controcorrente: qual è il futuro degli strumenti per sviluppatori?
In questo momento si parla molto della fine del vecchio processo di design: con l’IA si può passare direttamente alle soluzioni e trovare strada facendo il problema che vale la pena risolvere. C’è del vero… Ma vale davvero solo quando si costruisce qualcosa di completamente nuovo, in cui nessuno conosce ancora i pattern giusti. La maggior parte di noi non lavora così.
Progettiamo prodotti in cui il contesto conta già, e saltarlo non rende più veloci: rende solo meno informati. Sono operativa e rapida quanto chiunque altro, prototipo nel codice e rilascio velocemente. Ma ritmo e risoluzione dei problemi non si escludono a vicenda.
«Correre verso una soluzione dimenticando il problema che si voleva risolvere non è velocità. È solo lavoro da rifare che ancora non si vede.»
Curiosità: qualcosa di Andressa che sorprende le persone.
Chi mi ha vista condurre eventi di solito si stupisce quando scopre che da bambina ero timidissima. Parlare con uno sconosciuto mi sembrava impossibile, figuriamoci davanti a una folla. Oggi ho condotto eventi negli uffici di Spotify, Meta, Miro e Volvo e ho contribuito a trasmettere in streaming una conferenza a mille persone.
(E sì, mi sono fatta il primo tatuaggio a 12 anni. Con il pieno consenso di mia madre, quindi non proprio l’atto di ribellione che sembra.)
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